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Alopecia e Calvizie: come combatterle oggi ce lo spiega il Medico

Alopecia e Calvizie a cura di Mario Esposito, medico specialista in analisi chimico cliniche e batteriologiche.

L’alopecia è una malattia che porta alla perdita parziale o totale di capelli e peli. Il suo nome deriva dal greco alṑpēx, cioè volpe, animale che perde il pelo a chiazze.

L’alopecia può manifestarsi in cinque fondamentali forme:

  • Alopecia androgenetica
  • Alopecia areata
  • Alopecia cicatriziale
  • Telogen effluvium
  • Alopecia da chemioterapici.

Alopecia androgenetica

L’alopecia androgenetica, comunemente definita calvizie, è la forma più diffusa. Colpisce circa l’80% degli uomini e il 40% delle donne, specialmente dopo la menopausa. Negli uomini è caratterizzata da un diradamento progressivo dei capelli, che inizia dalle tempie e dalla sommità del capo, per poi estendersi su tutta la testa, risparmiando le zone sopra le orecchie, ovvero le zone parietali. Nelle donne, invece, il diradamento colpisce prevalentemente le parti alte della testa.

Attraverso vari studi è stato possibile dimostrare una connessione certa tra calvizie e ormoni. Un’alterata produzione di ormoni può causare squilibri nel normale ciclo di crescita e caduta dei capelli. Interessante, a questo proposito, lo studio che il dottor James Hamilton effettuò nel 1942.

Il dottor Hamilton, medico anatomopatologo di Yale, prestava servizio presso una comunità nella quale viveva un alto numero di pazienti castrati. Un giorno notò la differenza di capelli tra due gemelli. Uno dei due fratelli, il paziente castrato che viveva nella comunità, aveva una testa piena di capelli, l’altro gemello invece era calvo. Questa differenza condusse Hamilton a studiare i due casi, somministrando testosterone al gemello castrato, il quale in seguito divenne calvo.

Attraverso lo studio di più casi, con somministrazioni più prolungate di ormoni, Hamilton definì una classificazione della calvizie attraverso una scala che prese il suo nome, la quale presentava cinque stadi della perdita di capelli nell’uomo. Negli anni successivi la stessa scala è stata aggiornata grazie agli studi del dottor Norwood, il quale ha integrato stadi intermedi della calvizie, perfezionandone in questo modo i livelli.

Oggi, la scala Norwood-Hamilton viene efficacemente utilizzata per classificare la calvizie negli uomini e ne individua sette livelli di avanzamento. Dal primo livello, che evidenzia soltanto una leggera caduta di capelli lungo l’attaccatura fronto-temporale, la calvizie può inesorabilmente progredire, attraverso livelli intermedi, fino al settimo stadio, in cui rimane soltanto una ridotta striscia di capelli che corona la testa sopra le orecchie.

Alopecia androgenetica, enzima 5-alfa-reduttasi e DHT

L’alopecia androgenetica è sostenuta dalla normale presenza nel plasma di ormoni androgeni, da un’ereditarietà familiare (da cui il termine androgenetica) e soprattutto dalla attività di una proteina: l’enzima 5-alfa-reduttasi, che converte il testosterone in diidrotestosterone ( DHT ).

Risulta opportuno, a questo punto, fare alcune considerazioni.

  1. Tutti gli uomini sono di norma stempiati per effetto del testosterone. Si tratta di un’alopecia frontoparietale fisiologica.
  2. Il testosterone non causa la calvizie vera, cioè la calvizie androgenetica. Quest’ultima è ereditaria e dovuta al diidrotestosterone.
  3. Nelle donne il diidrotestosterone -DHT- non provoca la stempiatura, ma un diradamento diffuso sulla sommità del capo.

Si può affermare, così, che l’alopecia androgenetica è causata da un aumento della 5-alfa-reduttasi che provoca, a sua volta, un incremento locale della produzione di DHT( diidrotestosterone), ormone, quest’ultimo, che porta alla miniaturizzazione e infine alla perdita dei capelli.

Quali zone della testa colpisce e come prevederla nei giovani

L’alopecia androgenetica, come già affermato, colpisce negli uomini l’area frontale e il vertice, risparmiando l’area temporale e occipitale. Questo, perché soltanto nelle aree colpite dalla calvizie (vertice e area frontale), esistono recettori sensibili all’azione del DHT(diidrotestosterone), il quale causa la miniaturizzazione e la perdita dei capelli.

Benché la densità dei capelli tenda a diminuire con l’età secondo un determinato schema, non è possibile predire in quale modo progredirà la caduta in un giovane affetto da alopecia androgenetica. In generale, coloro i quali iniziano a perdere capelli nella seconda decade sono quelli in cui l’alopecia progredirà maggiormente.

L’alopecia androgenetica, dunque, è il risultato di un processo combinato androgeno-dipendente e di una trasmissione genetica. È ormai comunemente accettato che l’alopecia androgenetica maschile è associata ad un aumento dell’attività della 5-alfa-reduttasi, con incremento locale della produzione del diidrotestosterone (DHT), oppure ad una maggiore sensibilità locale nei confronti del DHT. Tutto ciò è stato dimostrato principalmente negli uomini.

I farmaci utilizzabili per contrastare l’alopecia androgenetica

Considerando che la causa principale dell’alopecia androgenetica è un aumento dell’attività della 5-alfa-reduttasi, che provoca a sua volta la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone ( DHT ), si comprende come possano risultare efficaci, nel contrastare la calvizie, farmaci che inducono una minore produzione di DHT.
Ricordiamo tra questi:

  • Finasteride
  • Fitosteroli (integratori di origine vegetale, es. il saw palmetto, integratore estratto da una piccola pianta di nome Serenoa Repens)
  • Boehmeria Nipononivea (pianta appartenente alla famiglia delle urticaceae)

La finasteride è stato il primo farmaco utilizzato nel trattamento dell’alopecia androgenetica. Numerosi studi hanno dimostrato che la finasteride somministrata per via orale alla dose giornaliera di 1 mg. è risultata curativa nell’alopecia androgenetica maschile. Tale farmaco, comunque, non è scevro da effetti collaterali fra i quali riduzione della viscosità dello sperma, modificazioni della libido, impotenza.

L’utilizzo della finasteride, inizialmente, era stato pensato per contrastare l’ipertrofia prostatica benigna, una patologia della prostata anch’essa imputabile ad un eccesso di ormone DHT. La Merck, famosa società farmaceutica e chimica, sintetizzò per la prima volta la finasteride e venne messo in commercio Proscar, un farmaco al dosaggio di 5 mg. Utilizzando tale farmaco per la terapia dell’ipertrofia prostatica, si notò nella maggior parte degli individui affetti da calvizie una regressione del diradamento dei capelli.

Fu così che la Merck propose un farmaco a base di finasteride ad un dosaggio di 1 mg, più basso dunque rispetto ai 5 mg del Proscar, ma in grado di inibire la produzione di DHT, principale causa dell’alopecia androgenetica. Questo farmaco, Propecia 1 mg, venne commercializzato in Italia a partire dal 1999. Si arrivò, così, all’utilizzo di Propecia 1 mg, nella terapia dell’alopecia androgenetica.

A questo punto sono opportune alcune considerazioni:

  • È fondamentale assumere Propecia sotto stretta sorveglianza medica.
  • La sospensione del trattamento causa il ritorno alle iniziali condizioni di calvizie.
  • La finasteride (Propecia) non provoca quasi mai ricrescita di capelli, ma può arrestarne la caduta.
  • Come tutti i farmaci, anche Propecia, sia pure in un ristretto numero di casi, può causare effetti collaterali come quelli sopra elencati.

Comunque esistono in commercio numerosi preparati di origine naturale, dotati di azione di inibizione sull’attività della 5-alfa reduttasi e di antagonismo sui recettori per gli androgeni.
Possono rappresentare un’alternativa non farmacologica alla finasteride. Tra i più conosciuti, il Saw palmetto e la Boehmeria Nipononiv.

Anche gli ormoni estrogeni vengono utilizzati nel trattamento dell’alopecia androgenetica. Essi, oltre ad avere ben precise azioni biologiche, hanno anche la capacità di inibire la produzione di testosterone, e quindi del suo derivato DHT ( diidrotestosterone), responsabile della calvizie vera.

Varie acquisizioni sperimentali hanno portato all’utilizzo per via topica (locale) degli estrogeni nella terapia dell’alopecia. In Germania è in vendita una lozione a base di estrogeni, commercializzata dalla Merz (azienda farmaceutica) con il nome di Pantostin. Anche in Italia alcuni medici prescrivono tale farmaco, sotto forma di preparato galenico.

Altro farmaco assai noto utilizzato non soltanto nell’alopecia androgenetica ma anche in altre forme di calvizie, è il MINOXIDIL.

Negli anni settanta, utilizzando tale farmaco per via orale nel trattamento dell’ipertensione arteriosa, si notò un effetto collaterale che consisteva in un aumento della crescita dei peli del corpo (ipertricosi) e dei capelli. Si pensò, così, di utilizzare il minoxidil sotto forma di lozione idro-alcolica, da applicare sulle zone colpite da calvizie.

Normalmente si utilizza una soluzione di minoxidil al 5%, che va applicata due volte al giorno. Dopo circa un anno di cura si nota un aumento della massa dei capelli soprattutto nella zona del vertice. Va detto, comunque, quanto segue: Il minoxidil rallenta, certo, la caduta dei capelli, ma non dev’essere mai sospeso. L’interruzione del trattamento riporta alle iniziali condizioni di diradamento.

Alopecia androgenetica femminile: cosa cambia da quella maschile

Abbiamo fin qui accennato all’alopecia androgenetica soprattutto in riferimento a quella maschile. L’alopecia androgenetica femminile presenta alcune differenze:

  • Compare in età più tardiva rispetto a quella maschile, in genere intorno ai 30-40 anni.
  • Si localizza in zone diverse: mentre nell’uomo l’alopecia interessa la regione fronto-occipitale, nella donna occupa un’area più vasta, in particolare la zona dietro la linea fronto-temporale.
  • L’alopecia androgenetica femminile progredisce gradualmente, secondo i tre stadi della cosiddetta scala di Ludwig. Dal grado 1, in cui si manifesta soltanto un lieve diradamento segnalato da un aumento della scriminatura a livello del vertice, si può arrivare al terzo stadio dov’è presente un’alopecia conclamata in una vasta area del vertice, dietro la linea fronto-temporale.
  • Le zone colpite dall’alopecia presentano sempre, nella donna, un elevato numero di capelli miniaturizzati (capelli superstiti, estremamente rimpiccioliti).

La terapia dell’alopecia androgenetica femminile si avvale di farmaci da applicare localmente sul cuoio capelluto, e di farmaci da assumere per via sistemica ovvero, ad esempio, farmaci sotto forma di compresse.

Al primo gruppo appartengono soluzioni a base di minoxidil o di estrogeni, al secondo gruppo farmaci a base di ormoni femminili (etinilestradiolo), e farmaci che bloccano l’azione del testosterone, come il ciproterone acetato. I farmaci del secondo gruppo si rivelano particolarmente efficaci non soltanto nella terapia dell’alopecia androgenetica femminile, ma anche nelle patologie che causano nella donna un’eccessiva produzione di ormoni maschili, ovvero nel cosiddetto iperandrogenismo.

Quando l’alopecia femminile è causata da patologie che alterano il normale equilibrio ormonale (es.neoplasie secernenti ormoni maschili, sindrome dell’ovaio policistico, ecc.), risulta chiaro che una terapia specifica di queste patologie può riportare ad una condizione di normalità e quindi guarire l’alopecia.

Alopecia areata

L’alopecia areata, che causa una caduta parziale o totale di capelli e peli riconosce, a differenza della calvizie, una causa autoimmune. Il sistema immunitario dei soggetti colpiti aggredisce per errore i follicoli piliferi, provocando la caduta di capelli. Eventi che possono scatenare, non causare questo tipo di alopecia, sono lo stress, malattie virali e vaccini.

Per l’alopecia areata non esiste alcuna terapia risolutiva. Si utilizza il cortisone nelle forme acute, e trattamenti locali immunoterapeutici nelle forme croniche. Questi ultimi provocano una sorte di reazione del cuoio capelluto all’aggressione del sistema immunitario.

Telogen effluvium

Il telogen effluvium è una forma benigna di alopecia che può colpire tutti. Consiste in una caduta episodica di capelli che si manifesta in concomitanza di eventi come ad esempio febbri alte, interventi chirurgici, trattamenti farmacologici, dimagramenti, stress, ecc. Una volta risolte queste patologie, i capelli ritorneranno a ricrescere.

Alopecia cicatriziale e alopecia da chemioterapici

Il termine alopecia cicatriziale viene riferito ad un gruppo di malattie infiammatorie che distruggono il follicolo pilifero, sostituendolo con un tessuto cicatriziale e causando la caduta permanente dei capelli. Nelle forme primarie non causate, cioè, da lesioni esterne come bruciature, radiazioni o tumori, si è ipotizzata una causa autoimmune. Per malattia autoimmune s’intende una condizione in cui il sistema immunitario attacca per errore cellule sane appartenenti all’organismo stesso, come ad esempio i follicoli piliferi.

Per quanto riguarda l’alopecia da chemioterapici, va detto questo: alcuni farmaci utilizzati nelle terapia dei tumori (chemioterapia), causano alopecia perché distruggono non soltanto cellule tumorali, ma anche cellule sane, come ad esempio le cellule dei follicoli dei peli e dei capelli. L’alopecia da chemioterapici in genere è reversibile e i capelli possono ritornare a ricrescere anche prima che la terapia sia conclusa.

Considerazioni finali

La ricerca sul fronte della calvizie non si è mai fermata. Sono in fase sperimentale molti studi che hanno lo scopo di individuare ”il farmaco miracoloso” che possa risolvere un problema che affligge migliaia di uomini, ma anche moltissime donne.

La perdita dei capelli può avere dei risvolti anche sul piano psicologico, causando disistima e pessimismo nei soggetti che ne sono affetti. In ogni caso è fondamentale rivolgersi sempre ad un medico esperto, non appena si notano i primi segni di un diradamento di capelli. In questo modo si potrà chiarirne l’esatta natura e stabilire la terapia più appropriata.

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